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Daniel Buren // Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques tissées.  Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020 © Daniel Buren by SIAE 2020 Foto: Lorenzo Palmieri

On the initiative of the GAMeC, the exhibition of work by the renowned French artist Daniel Buren will open in Bergamo.

The opening of a new, major exhibition project of international caliber staged inside one of the emblematic venues of the Italian city most affected by the recent pandemic today takes on a strong symbolic value, as a signal of reawakening and rebirth, as well as its intrinsic artistic and research value.

A leading exponent of Institutional Critique—the tendency towards the critical questioning of artistic institutions which emerged around the end of the 1960s—for the first time in 1965 Daniel Buren used a sun shade as a support for his “degree zero” of painting, the pattern of which with vertical white and colored strips measuring 8.7 cm became the visual tool used by the artist in all his works from then on, be it in exhibitions or public commissions.

Within the evocative context of the Sala delle Capriate, Buren’s luminous fabrics (presented for the first time here in an Italian museum) redefine the environments historically created for the administration and the application of justice within the city, shedding “new light” on the ancient forms of the palazzo and on the frescoes to be found within it, detached from the façades of houses and churches in the ancient town and placed here in the 1980s.

From the encounter between a group of “in situ” interventions, imagined especially for the space of the room, and a series of “situated” works, adapted to the spaces of the large chamber yet ideally transferrable to other contexts, Buren’s project for the city of Bergamo starts out, one which for the first time may open its doors on the thought and creativity of the famous French artist, entrusting him with the reinterpretation of one of its most representative historical venues.

Buren’s is a work “for” and “in” the space, a unique sculptural piece with a strong sculptural connotation: independent and anti-decorative, and at the same time encouraging the interpretation and valorization of the preexistent artistic and architectural elements.

The fabrics in luminous fiber are the outcome of Buren’s research, the most recent and updated part of an original and widely celebrated creative career. They do not just represent the technological evolut ion of concepts and consolidated compositional principles, but to all effects and purposes constitute a new constructive condition, a new way of existing within space by virtue of their peculiar intrinsic qualities, of their being internal bearers of glowing material and at the same time a source of light for their surroundings.

After having been presented in a number of major European galleries and museums, Buren’s optic fibers are to be found here for the first time experiencing a new spatial dimension and unprecedented dialogue with a historical context of great value.


// Per iniziativa della GAMeC apre a Bergamo la mostra del celebre artista francese Daniel Buren.

La presentazione di un nuovo, importante progetto espositivo di respiro internazionale all’interno di un luogo simbolo della città italiana maggiormente colpita dalla recente pandemia assume oggi una forte valenza simbolica, come segno di rinascita, oltre a portare con sé un connaturato valore artistico e di ricerca.

Esponente di spicco dell’Institutional Critique – la tendenza all’interrogazione critica delle istituzioni artistiche emersa intorno alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso – Daniel Buren ha utilizzato per la prima volta nel 1965, come supporto per la propria pittura ridotta al grado 0, una tenda da sole, il cui motivo a bande verticali bianche e colorate di 8.7 cm è divenuto, da quel momento in avanti, un dispositivo visivo utilizzato dall’artista in tutti i propri lavori, dalle mostre alle commissioni pubbliche. Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati nasce dall’incontro tra questi fondamentali orientamenti della ricerca dell’artista e l’interesse più recente per la luce, e in particolare per le qualità e il potenziale estetico e costruttivo della fibra ottica.

Nel suggestivo contesto della Sala delle Capriate, i tessuti luminosi di Buren –presentati per la prima volta in un museo italiano – ridefiniscono gli ambienti storicamente destinati all’amministrazione e all’esercizio della giustizia cittadina,gettando “nuova luce” sulle antiche forme del Palazzo e sugli affreschi in esso conservati, staccati dalle facciate delle case e dalle chiese dell’antico borgo urbano e qui collocati negli anni Ottanta del Novecento.

Dall’incontro tra un gruppo di interventi “in situ”, immaginati appositamente per lo spazio della sala, e una serie di lavori “situati”, adattati cioè agli spazi del grande salone ma idealmente trasferibili in altri contesti, nasce il progetto di Buren per la città di Bergamo, che per la prima volta apre le porte al pensiero e alla creatività del celebre artista francese affidandogli la rilettura di uno dei suoi luoghi storici più rappresentativi.

Quello di Buren è un lavoro “per” e “nello” spazio, un unicum scultoreo con un forte connotato plastico, indipendente e anti-decorativo, e, allo stesso tempo, con una predisposizione all’interpretazione e alla valorizzazione degli elementi artistici e architettonici preesistenti.

I teli in fibra luminosa sono l’esito ultimo della ricerca di Buren, la parte recente e aggiornata di un percorso creativo originale e celebrato. Essi non rappresentano soltanto l’evoluzione tecnologica di concetti e principi compositivi consolidati, ma costituiscono, a tutti gli effetti, una nuova condizione costruttiva, un nuovo modo di esistere nello spazio, in ragione delle loro peculiari qualità intrinseche, del loro essereportatori interni di sostanza raggiante e, allo stesso tempo, fonte di luce per gli ambienti.

Dopo essere state presentate all’interno di alcune importanti gallerie e musei, le fibre ottiche di Buren si trovano in questa occasione a vivere per la prima volta una nuova dimensione spaziale e un inedito dialogo con un contesto storico di grande valore.

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques tissées.  Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020 © Daniel Buren by SIAE 2020 Foto: Lorenzo Palmieri

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques tissées.  Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020 Dettaglio © Daniel Buren by SIAE 2020 Foto: Lorenzo Palmieri

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques tissées.  Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020 © Daniel Buren by SIAE 2020 Foto: Lorenzo Palmieri

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques tissées.  Illuminare lo spazio, lavori in situ e situati, GAMeC, Palazzo della Ragione, Bergamo, 2013 – 2020 Dettaglio © Daniel Buren by SIAE 2020 Foto: Lorenzo Palmieri


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