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The Grand Budapest Hotel: a story (also) of graphics

book-gbhWes Anderson’s The Grand Budapest Hotel was pretty much THE movie of 2014 for us. But this was not only because of the brilliant story set in a spa hotel in the fictional land of Zubrowka, it was also because of every cherished detail, landscapes, colors, witty talks, costumes, and of course also because of the graphics and everything related.

// The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson è stato sostanzialmente IL film del 2014 per noi. Ma è così non soltanto per la storia accattivante ambientata all’interno di un albergo dell’immaginaria Zubrowka, ma anche per ogni dettaglio ricercato, i paesaggi, i colori, i dialoghi arguti, i costumi e naturalmente per la grafica e tutto ciò che ne è strettamente correlato.
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We bet anyone who has seen the movie can recognize just how complex the whole thing could have been, but maybe many don’t know how much work stands behind a single cut in terms of setting the scene, because nothing is left to chance, above all if we’re talking Wes Anderson.

// Possiamo scommettere che chiunque abbia visto il film possa riconoscere la complessità che si cela dietro l’opera, ma forse i più non immaginano quanto lavoro possa in realtà esserci dietro una singola inquadratura in termini di allestimento di una scena, poiché niente è lasciato al caso, soprattutto se parliamo di Wes Anderson.
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The imaginary world of Zubrowka conceived by Anderson and his production designer Adam Stockhausen was brought to life with the help of Annie Atkins, a graphic designer from Dublin, who had been in charge of designing every single item you probably didn’t even notice on screen. We’re talking about bloodied ripped up telegrams, pastry boxes, books of poetry, maps, character passports, patterns for carpets, all the signage you see in the film, banknotes, flags, police reports. Everything to be created from scratch, as if they were invented in that particular time in which the story took place (1930/1960).

// Il fantastico mondo di Zubrowka scaturito dalla mente di Wes Anderson insieme a quella del suo production designer Adam Stockhausen, ha visto la luce grazie anche all’aiuto di Annie Atkins, una graphic designer di Dublino, incaricata di progettare ogni singolo oggetto apparso sullo schermo, la cui maggior parte molto probabilmente vi sarà sfuggita. Stiamo parlando di telegrammi strappati e insanguinati, scatole di pasticcini, libri di poesie, mappe, passaporti dei personaggi, trame per tappeti, tutta la segnaletica, banconote, bandiere, verbali della polizia. Il tutto da realizzare partendo da zero, come se fosse stato inventato in quel preciso periodo di tempo in cui si svolge la storia (ovvero il 1930).
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Also The Trans Alpine Yodel, The Daily Fact and The Continental Drift, the newspapers featured in the film were an important part of the design job. For each paper, Atkins took care of the layouts (realizing something like 40 tries before it got approved) while Wes Anderson wrote every single story you and nobody will never have the chance to read, but hey..this is commitment!

// Anche The Trans Alpine Yodel, The Daily Fact and The Continental Drift, i quotidiani che appaiono nel film hanno rappresentato una parte importante del lavoro. Per ogni giornale, la Atkins si è occupata dei layout (realizzando fino a 40 prove prima che venissero approvati) mentre Wes Anderson ha pensato e scritto ogni singola storia che nessuno di noi avrà mai la possibilità di leggere, ma..questa sì che è dedizione!
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Also the poster has been an incredible achievement in all this work. As for what Atkins said, what we are seeing now it’s pretty much exactly how Anderson described it in his first email. It features a photo of the miniature hotel model on which she hand-drew the sign, bearing in mind a real steel Cairo hotel sign from the 1930s the director chose to inspire from.

// Anche la locandina rappresenta un ulteriore e incredibile risultato in tutto questo lavoro. Come ha spiegato la Atkins, quello che vediamo adesso è sostanzialmente uguale a quello che Anderson aveva in mente durante il loro primo scambio di email. Questa mostra una foto di un modellino in miniatura dell’hotel sul quale la designer ha disegnato le lettere dell’insegna, basandosi su di una realmente esistita, scelta dal regista, di un albergo de Il Cairo degli anni 30.
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If you look closely you will see that the letter spacing is slightly off and that’s what makes Wes Anderson what he is, a perfectionist yet he doesn’t want anything to look too perfect.

// Se fate particolare attenzione all’immagine noterete che la distanza tra le varie lettere è leggermente diversa. Anche questo rende Wes Anderson quello che è, un perfezionista che non ama le cose troppo perfette.


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